Silence (Il silenzio)




Durata: 11 min
Regia: Sylvie Bringas e Orly Yadin
Paese d’origine: Svezia/UK
Anno: 1998
Lingua: inglese con sottotitoli in italiano
Genere: animazione
Età consigliata: 13 – 16 anni

 

Parole chiave

Sinossi

È la storia di Tana, bambina sopravvissuta alla Shoah. Nata nel 1940 a Berlino, fu mandata nel campo di Terezin dove, quasi miracolosamente, poté ricongiungersi alla nonna, che la nascose fino alla liberazione. Nel 1945 nonna e nipote raggiunsero dei parenti in Svezia; la madre di Tana era morta ad Auschwitz, cosa che i parenti le tennero nascosta fino a che lei, ormai giovane donna, abituata a non fare domande e a condividere il silenzio su tutta la sua storia di famiglia, decise di andare in America,. Solo allora gli zii le consegnarono le lettere della madre che raccontavano il disperato tentativo di far scappare da Berlino madre e figlia. Lettere inascoltate. La responsabilità dei parenti era stata coperta dal silenzio. Un silenzio che ha attraversato le storie di tante famiglie di ebrei e che questo documentario di animazione racconta.

Premessa

Cos’è successo e cosa può succedere quando il razzismo diventa una pratica politica sistematica? La storia di Tana permette di pensare alla Shoah dalla prospettiva di chi è sopravvissuto e di stabilire la continuità con le tante esperienze di violenza su base etnica di oggi. Tana era una rifugiata del dopoguerra, quali silenzi si portano dentro i rifugiati di oggi? Quanto è difficile raccontare? Quanto pesa tenere un segreto per anni e non poter condividere con gli altri le proprie emozioni?

Tracce di discussione

La discussione sul film può aiutare gli studenti ad approfondire il tema del razzismo e dell’antisemitismo, dell’importanza della storia e della memoria anche per la comprensione del presente.

L’insieme delle attività che si propongono per questo film sono ispirate da un approccio alla storia e alla memoria non statico, ma volto ad analizzare la relazione della società contemporanea con il proprio passato e la nostra consapevolezza della storia e della sua importanza nella costruzione del presente. A questo proposito lo storico David Bidussa ha scritto:
“Il giorno della memoria è un ‘termometro del presente’ ovvero è una scadenza in cui siamo chiamati a riflettere sul tempo trascorso, su ciò che differenzia quel giorno da quello dell’anno precedente. Non tanto perché il tempo della Shoah si allontana, ma soprattutto perché in questo nostro tempo altre emergenze ne fanno riscrivere la sensibilità, obbligano a pensare le forme in cui la memoria si organizza, i linguaggi in cui essa si esprime; e i percorsi simbolici e iconici attraverso i quali essa si fa rappresentare oggi.
Nel ‘giorno della memoria’ non c’è un tempo sospeso che guarda indietro. Ci siamo noi, qui e ora, con i conflitti di oggi, le parole che usiamo, le tensioni che viviamo, il presente che ci interroga. Non sul passato, ma su noi qui e ora”.

– Cosa accade a Tana e a sua madre? Quali sono le conseguenze sulla vita di alcune persone quando un paese sceglie di tradurre in legge un’ideologia razzista?
Riflettete con i ragazzi sull’idea che i cittadini di diversi stati europei si siano trovati improvvisamente, per legge, privati progressivamente di tutti i loro diritti fino a essere perseguitati fisicamente e, in alcuni casi, uccisi. Chiedete ai ragazzi di immaginare come cambierebbe la vita di alcuni di loro (definendo delle categorie casuali ad esempio: “quelli che portano gli occhiali”, “quelli con i capelli biondi” ecc.) se improvvisamente venissero loro tolti alcuni diritti ( ad esempio il diritto di andare a scuola, di circolare liberamente, di frequentare un corso sportivo).
– Perché secondo voi la regista ha deciso di intitolare “Silence” il suo film? Cosa dice del silenzio la protagonista del corto?
Aiutate gli studenti a riflettere concretamente su episodi della loro vita che non hanno mai raccontato e il sentimento che li spinge a passare sotto silenzio alcuni avvenimenti che possono riguardare loro o altri. Riflettete sul senso di disagio che alcune situazioni procurano e sulla scelta di non raccontare, di rimanere in silenzio. Vi è successo di vedere subire da altri cose che non avreste mai accettato venissero fatte a voi? Potete fare un esempio? Come vi siete comportati?
– Ha detto lo scrittore ebreo Elie Wiesel: “A qualsiasi livello della politica e al più alto livello della spiritualità il silenzio non aiuta mai la vittima: il silenzio aiuta sempre l’aggressore”. Cosa vi suggerisce questa riflessione?

– Suggeriamo di far lavorare i ragazzi in gruppetti di tre con la consegna di intervistare una persona la cui storia a loro parere deve a ogni costo restare nella memoria collettiva. Ai ragazzi chiedete di preparare e realizzare l’intervista registrandola e trasformandola in un prodotto giornalistico.

Per approfondire

CONSIGLIO DI LETTURA

Un’isola nel mare, Annika Thor, Feltrinelli Kids,  2002 (dai 9 anni)

Ausländer, Paul Dowswell, Feltrinelli Kids, 2012 (dai 12 anni)

Maus, Art Spiegelman, Einaudi, 2010 (dai 16 anni)

CONSIGLIO DI VISIONE

Train de vie. Un treno per vivere, Radu Mihăileanu, 1998

GLOSSARIO: ANTISEMITISMO

L’antisemitismo può essere definito come l’ostilità verso gli ebrei considerati come gruppo religioso o di minoranza, spesso accompagnata da discriminazione sociale, economica e politica. L’antisemitismo ha avuto una larga diffusione nella storia europea e dura fino ai nostri giorni. Alla fine del XIX secolo le comunità ebraiche in Russia sono state regolarmente vittime di violenze da parte della popolazione locale, spesso col tacito assenso o l’attiva partecipazione delle forze dell’ordine, incoraggiate dalle politiche antisemite dei governi in carica. Attacchi alle comunità ebraiche furono comuni anche in altri paesi d’Europa, tra i quali Francia e Austria. Il sorgere dei regimi fascisti in Europa, nella prima parte del XX secolo, ha comportato un inasprirsi delle ostilità contro gli ebrei d’Europa e l’antisemitismo ha rappresentato una struttura portante delle ideologie razziste al potere. Durante la Shoah, perpetrata dalla Germania nazista e dai suoi alleati durante la Seconda Guerra Mondiale, circa sei milioni di ebrei furono sistematicamente sterminati per il solo fatto di essere ebrei. Oggi l’antisemitismo rimane radicato e diffuso in Europa: negli ultimi anni cimiteri ebraici sono stati profanati e cittadini ebrei sono stati bersaglio di discorsi d’odio e a volte attaccati fisicamente. Anche indagini recenti indicano la regolare permanenza di alti livelli di antisemitismo nelle società europee.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*